Biografia

Elisabeth de Moreau d’Andoy è nata il 15 marzo 1944, a Andoy, paesino della Vallonia. Non ha mai conosciuto il padre, avvocato e per un certo periodo il più giovane sindaco del Belgio, membro della resistenza, deportato in un campo di concentramento tedesco come prigioniero politico e morto verso il Natale del 1944.

Temendo rappresaglie, la madre, che allora aveva 24 anni e due bambini, si rifugiò dal padre nell’Ardenne, vicino a Bastogne. Durante l’inverno dello stesso anno, i Tedeschi fecero un’ultima offensiva, guidata dal Generale von Rundstedt. Sotto le bombe e nella neve, la famiglia dell’autore dovette fuggire nelle foreste, a piedi, verso il castello di Rolley, quartiere generale degli alleati, dove si rifugiò nelle cantine, aspettando l’arrivo del Generale americano Patton che inflisse una cocente disfatta alle forze tedesche.

Quando un camion della Croce Rossa li ritrovò e riportò ad Andoy, erano magri, puzzolenti, affamati, coperti di croste e geloni. Tutta la sua infanzia, l’autore sentì il ritornello: “La povera piccola Elisabeth non passerà l’inverno” e poi “non arriverà all’età adulta”. Ha vissuto un giorno dopo l’altro senza fare progetti.

Il più grande regalo che le fece sua madre fu quello di mandarla a scuola, anche se tremava per la febbre e soffriva di dolori diffusi. Poi fu inviata in Svizzera e, anoressica, cominciò a mangiare da sola all’età di 6 anni.

Elisabeth parlava come un avvocato a un anno e mezzo e ha iniziato la sua carriera di divoratrice di libri compulsiva a 5 anni. Leggeva tutto quel che le passava sotto mano, e soprattutto i libri di storia che il secondo marito di sua madre lasciava sul comodino. Prenderà presto gusto alla storia e all’archeologia grazie alla rivista francese “Historia”.

I suoi studi furono senza fatti salienti. Scelse il Latino, il Greco, l’Inglese e l’Olandese.

Approdata all’università di Lovanio, iniziò Giurisprudenza… e si annoiò.

Cambiò direzione e studiò le lingue in scuole di lingue.

Ha iniziato la sua professione di traduttrice a Bruxelles.

Avventuriera nell’anima, ha viaggiato molto per visitare i più bei siti archeologici della pianeta.

Poiché la sua salute stava diventando precaria, decise di lasciare il Belgio e nel 1979 partì per gli Stati Uniti, dove trascorse 4 anni nelle montagne del Colorado. Soffrendo di solitudine intellettuale e culturale, decise di tornare in Europa nel 1983, ma sempre alla ricerca di sole, di montagne e di cultura: è andata a vivere in Italia Centrale, in quello che sarebbe diventato il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Ha continuato ad esercitare la sua professione di traduttrice trilingue, certificata da ANITI, lavorando principalmente per l’industria lombarda. Ha vissuto qualche anno a Milano, passando i fine settimana nelle Marche.

E’ nel 2004 che inizia l’avventura della straordinaria scoperta che descrive nel suo libro “Carlo Magno la contro-storia”.

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