Regina senza nome

Nell’ottobre del 2010, il Professor Giovanni Rocchi, massimo esperto italiano della lingua, della cultura e dell’antica scrittura picena, professore di paleo-epigrafia, venne contattato da un architetto del comune di Falerone e da un archeologa, che volevano il suo parere a proposito di un testo inciso sul bellissimo coperchio in marmo bianco di un sarcofago Romano (159,84 x 82,88 x 9,86 cm) che era stato poi riutilizzato nel Medioevo.

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Falerone.

Oggi, questo reperto si trova nel museo della cittadina di Falerone, in provincia di Fermo Falerone esiste dalla preistoria e custodisce molti reperti archeologici di epoca romana – incluso meraviglioso piccolo teatro – ancor’oggi sparpagliati un po’ ovunque sul suo territorio. Prima che dai Franchi, era abitata dai Longobardi. La tradizione vuole che l’epigrafe si trovasse nella chiesa di San Paolino, che fu violata e saccheggiata nel Medioevo (i resti furono dispersi). Lungo il muro portante destro ci sono diverse tombe vuote. Oggi è difficile accedere all’interno della chiesa, sempre chiusa a chiave.

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Chiesa di San Paolino a Falerone

La lastra commemorativa di marmo venne prima utilizzata come altare, poi murata nella facciata di un edificio storico.
Un’attenta analisi di questo reperto archeologico porta alla luce diversi elementi: c’è un’iscrizione romana perfettamente incisa sul bordo. La disposizione delle lettere consente di dire che il testo che ci interessa era intagliato all’interno del coperchio del sarcofago Romano poi riutilizzato. Il testo è scritto nel senso della lunghezza, a indicare che il marmo era murato all’altezza degli occhi.
A sinistra, c’è uno spazio rettangolare, inciso profondamente martellato, in cui probabilmente si trovavano il ritratto e il nome del finanziatore, che del resto non è completamente cancellato. La prima lettera è una B. In mezzo c’è una E e l’ultima lettera è una A. Si tratta dunque di un nome di donna.
Il testo scritto segue una specie di onda. Ciò non significa che chi viveva 1.250 anni fa non sapesse disegnare una linea diritta: questa particolare composizione è un modo poetico di fare riferimento al vento, al vento della storia, alla caducità delle cose terrene. A prima vista, il testo sembra scritto in un cattivo Latino, pieno di errori. In realtà, è invece scritto in un raffinato Piceno.

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Epigrafe

Ecco il testo nella traduzione:
“ + In D(e)I NOM(ine)
Nel nome di Dio
REGNANTE DOMINO NOSTRO DESIDERIO
sotto il regno del nostro signore Desiderio
VIRO EXCELL(entissimo) REGE
uomo eccellentissimo, Re
ANNO PIETATIS (s)UE IN D(e)I NOM(ine)
nell’anno della sua pietà, nel nome di Dio,
TERZIO DECIMO GENTIS LANGU(ba)RDORUM(m)
il tredicesimo della gente longobarda
IDENQUE REGNANTE DOM(i)NO NOSTRO (ad)ELCHIS FILIO EIUS
e insieme regnando nostro signore Adelchi, suo figlio
ANNO FELICISSIMI REGNI EIUS
Nell’anno felicissimo undicesimo del suo regno
/ B . . . E . . . A / XPI(sti) NOM(ine) UNDICESIMO
/ B . . . E . . . A /, nel nome di Cristo,
SEO TEMPORIB(us) TASBUNI DUCI(s) CIVITATI(s) FIRMANE
ossia ai tempi di Tasbuno duce della città Fermana
MENSE JANUARIO INDICZIONE OCTOVA
nel mese di gennaio nell’indizione ottava (gennaio 771)
IN HUNC ARCA(m) VOLU(it) ET FECI(t) PRO SE SUIQUE OMNIUM
qui volle e fece l’arca, per se e di se, di/fra tutti…”

Qui il testo si interrompe bruscamente. Sembra che la parte finale, nello spazio vuoto sottostante, sia stata cancellata.
Giovanni Rocchi decise quindi di utilizzare le tecniche più recenti per poter vedere l’eventuale porzione cancellata. Grazie a uno scanner rotativo, apparve a un tratto la parte mancante del testo. Come uno schiaffo in pieno viso:
LOCOR(um)
(di tutti) i luoghi
LOCUM PACE ANIMI DESIDERATA
un luogo di desiderata pace per l’anima
BERTERADA DESIDERII FILIA
Bertrada, figlia di Desiderio
QAE FECE ROT PACE
Queste cose si fece(ro) in pace.

Che cosa significa un’ arca di pace ? Nei dizionari latini, arca significa 1. bara 2. cella 3. prigione. Non dimentichiamo che il testo è redatto in lingua picena. Pare poco probabile che una regina di una ventina d’anni si predisponga già la sua tomba. Non immagino che questa sia tra le attività preferite di una giovane donna. Se invece si ispezionano le mura esterne della chiesa di San Paolino, si può constatare che vi erano addossate altre costruzioni. Oggi esse sono scomparse. San Paolino era dunque un monastero. Come abbiamo già segnalato, tutte le abbazie benedettine imperiali della regione sono state distrutte all’epoca dei Cistercensi. Si può dunque pensare che questa epigrafe commemorasse la costruzione, oppure il trasferimento della principessa longobarda Berterada, a sue spese, nell’abbazia in cui si era ritirata nel gennaio 771. E, in effetti, l’atmosfera del luogo è fiabesca, quasi magica. Lo sguardo abbraccia in un colpo d’occhio un paesaggio che va dai monti Sibillini alle colline del litorale adriatico.
Ma la figlia di Desiderio, sorella di Adelchi, non era la prima moglie di Carlo Magno? Se andiamo a vedere la biografia di Carlo Magno, scritta da Eginardo, apprendiamo che egli sposò una figlia del Re longobardo Desiderio, su insistenza della propria madre, Berta, e che poi, per una ragione che non conosciamo, la ripudiò un anno dopo, nel 771. Apparentemente, ella si è ritirata, o è stata richiusa, in un’abbazia. Eginardo non riporta il nome della regina.
Alla fine, la prima moglie di Carlo Magno, figlia del Re longobardo Desiderio, non si chiamava Desiderata, né Désirée, né Ermengarda, ma Berterada. In effetti, questo era anche il nome citato alla fine del IX° secolo dallo storico longobardo Andrea da Bergamo, nel suo Chronicon. La storia ufficiale lo considera “non molto affidabile”, benché sia l’unico ad averci fornito il vero nome della prima moglie di Carlo Magno. Di fatto, la parola “desiderata” appare nel testo dell’epigrafe, ma non è un nome proprio di persona, si riferisce invece alla pace dell’anima, tanto desiderata.

Generalmente, una regina veniva ripudiata quando si riteneva che fosse sterile. Ma considerare sterile una giovane donna dopo un solo anno di matrimonio appare un po’ affrettato, a meno che, forse, tra i due la relazione sessuale fosse inesistente, situazione di cui tutti erano al corrente.
Abbiamo questa giovane principessa Longobarda che arriva in un nuovo paese e sposa un re di 28 anni, dal momento che è stato associato all’incoronazione di suo padre quando ne aveva 11. Poi, un anno dopo il suo arrivo, ella finanzia questa epigrafe romantica per la sua “oasi di pace”, con il testo che scorre come un’onda.
Che cosa è accaduto?
Forse Berterada rifiutò Carlo perché aveva dovuto lasciare il proprio paese, la propria famiglia e, perché no, magari anche un uomo che lei amava in Lombardia. Forse non poteva sopportare Carlo, oppure lo amava, ma non ne era ricambiata. Il fatto che la giovane regina parli di arca di pace sembra indicare che essi fossero in lite. Forse Carlo la rifiutò per via delle interferenze dei parenti acquisiti, oppure perché desiderava un’altra donna e allora ripudiò Bertrada per sposare colei che amava. L’anno dopo Carlo sposò Hildegarde von Vintzgau.

Possiamo fare nuove e più ampie considerazioni.
Il testo fornisce i tre punti di riferimento longobardi per la giovane regina: il padre, il fratello e il duca del luogo, che poteva essere Tassilo di Baviera, suo cognato e cugino di Carlo Magno. TASBUNO potrebbe allora significare “il buon Tas”. Sappiamo del resto che Tassilo aveva ricevuto dal suocero un territorio come dono di nozze quando aveva sposato Liutperga, sorella di Bertrada. L’epigrafe non menziona mai il marito della regina, Carlo Magno. Ciò significa evidentemente che non voleva più sentir parlare di lui.
La porzione di testo cancellata non è quella che parla dei re Longobardi, ma quella riguardante Bertrada, la prima moglie di Carlo Magno, e soprattutto il suo nome, il suo ritratto.
Il fatto strano che il nome Desiderata, inventato di sana pianta, si trovi nel breve testo cancellato dell’epigrafe mi fa pensare che le stesse persone che hanno grattato e martellato il nome e il viso della regina le abbiano affibbiato un nome falso. Si è fatto di tutto per cancellare la memoria non dei Longobardi nelle Marche, ma di Bertrada, vale a dire dei Franchi.
Avevo sempre pensato che la povera Bertrada, ripudiata e umiliata, fosse ritornata in Lombardia, ma evidentemente non è andata così.
L’epigrafe di Bertrada è stata trovata nella zona precisa dove i Franchi si erano insediati, soppiantando i Longobardi. Se guardiamo il meraviglioso paesaggio, vediamo diverse colline, l’una dopo l’altra, di cui abbiamo già parlato o parleremo in seguito: San Ginesio (Saint Denis), Sant’Angelo in Pontano (residenza di Re Pipino), Falerone, dove si ritirò la Regina Bertrada, poi Carassai (che potrebbe essere il luogo in cui è morto Carlo Martello e nato Carlo Magno), Ponzano, probabile luogo di residenza di Pipino Re d’Italia (dei Longobardi). Bisogna notare che su ciascuna di esse sorgeva una fortezza longobarda, in cui si sono insediati i Franchi.
Il meno che si possa dire è che le tessere del mosaico stanno naturalmente prendendo il loro posto, man mano che procedono le ricerche.

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