Tomba perduta

I libri di storia dicono generalmente che Carlo Magno è morto nell’814 ad Aachen e che là è stato sepolto. La verità è che nell’814 Carlo Magno è morto ed è stato sepolto ad Aquisgrana, in Francia, il che non è la stessa cosa e non viene d’altronde contestato da nessuno.
Tanto per cominciare, potremmo situare Aix/Aachen nel suo contesto della Gallia Belga.
Come abbiamo visto in precedenza, la Gallia Belga non si è mai chiamata Francia e con l’arrivo dei Franchi è diventata una parte dell’Austrasia. All’epoca di Carlo Magno, Aachen era dunque in Austrasia.
Ad Aachen c’era una sorgente utilizzata dai Celti, poi dai Romani, quindi dai Franchi, che la ribattezzarono Aachen.
Questo luogo era compreso nella diocesi di Tongres, fondata nel IV secolo da San Servatius. La diocesi era divisa in due orizzontalmente dalla via rettilinea celtica, poi romana, chiamata ancora oggi la strada di Brunehaut, che collegava Bavay a Colonia. La sede del vescovo di Tongres era a Maastricht, località in cui questa via attraversa la Mosa. All’epoca di Carlo Magno, la città di Liegi ancora non esisteva: venne fondata dal vescovo di Tongres che intorno all’840, in fuga di fronte alle incursioni dei Normanni, si era ritirato fin là, ai piedi delle Ardenne. Secondo la storia ufficiale, le città di Maastricht, Tongres, Visé, Saint-Trond, Aix, Herstal, Fourons, Kornelimunster, Stavelot e Malmédy sarebbero state distrutte nell’881 dai Normanni.
Se Aachen si chiamava Aquisgrana, si dovrebbe necessariamente ritrovare questa informazione nella storia della diocesi di Tongres/Liegi. I libri di storia del principato di Liegi, di cui principe non ereditario era un vescovo, colpiscono per la totale assenza di Carlo Magno e dei Carolingi, a partire da Carlo Martello.
In particolare, nel libro “Principauté de Liège” di Jean Lejeune, spesso citato come riferimento, pubblicato nel 1948 e poi rieditato 4 volte dalle Éditions du Perron, si trova giusto un cenno di due righe su Carlo Magno. L’autore, che cita una fitta bibliografia di 26 pagine e mezza, al tempo stesso dettagliata e stringata, dice, en passant, che il figlio più famoso della diocesi ha costruito la sua cappella ad Aix. Punto. Non dice “cappella palatina” e del resto ha ragione, perché non c’è alcun palazzo. Non parla della capitale franca, per la stessa ragione, e non scrive una sola volta la parola “Aquisgrana”. In effetti, questa parola non esiste né nei dizionari, né nelle enciclopedie francesi. L’impero di Carlo Magno non pare d’altronde aver avuto alcun ruolo nella vita ordinaria di quella che avrebbe dovuto essere la prima diocesi dell’impero.

La tomba di Carlo Magno è stata descritta come una camera ipogea (sotto terra). Sappiamo che era magnifica, rivestita di marmi, che era stata costruita per ordine di suo figlio, Ludovico il Pio, esternamente, davanti e sotto l’entrata della cappella, e che era costata molto denaro.
Nell’anno 1001, l’Imperatore Ottone III aveva fatto praticare un buco nel soffitto per poter scendere all’interno. Uno dei suoi amici, il Conte Ottone di Lomello, scrive nel Chronicon Novaliciense il seguente rapporto dell’avvenimento:
“Entrammo da Carlo. Egli non era coricato come si fa con i corpi degli altri defunti, ma assiso su un trono, come se fosse vivo. Aveva in capo una corona d’oro e teneva uno scettro nelle mani, coperte da guanti, che le unghie, crescendo, avevano forato. Sopra la testa aveva una volta realizzata con marmi e cemento, che noi dovemmo bucare per aprirci un passaggio e arrivare fino a lui. Entrando, percepimmo un odore molto forte. Lo onorammo inginocchiandoci a terra. Ottone III lo avvolse immediatamente con stoffe bianche, gli tagliò le unghie, pulì tutto intorno a lui. Le sue membra non erano ancora decomposte, solo la punta del naso era un po’ corrosa, ma l’imperatore la fece immediatamente riparare con dell’oro. Dopo aver estratto un dente dalla sua bocca e ricostruito la volta, si allontanò”.
Tutti questi dettagli creano un grosso problema per gli storici, perché ad Aachen non c’è alcuna tomba, per cui la spiegazione che ci viene data è che la descrizione sia troppo “bizzarra” per essere vera – e ci si domanda chi abbia l’autorità per stabilire che cosa è troppo bizzarro e che cosa invece no – e che il Conte di Lomello non sia un testimone credibile.
Ma la tradizione esisteva. Per esempio, sull’Isolotto dell’Isola d’Ischia, nel Golfo di Napoli, troviamo una tomba comune interrata sotto ciò che rimane di un convento di Clarisse, dove i morti erano tutti seduti su troni in muratura, lungo le quattro pareti di una grande sala. Nel Piceno sono state identificate altre due sepolture comuni simili, in cui cioè le persone erano sedute. Sfortunatamente, sarebbero state distrutte dal clero tra il 1970 e il 1980.
Il sito internet dell’Archaeology Institute and Museum di Sofia, in Bulgaria, il cui link si trova nella bibliografia, ha pubblicato, sotto la direzione di Diana Guergova, la seguente ricerca: “The Eternal Burial Site, The Throne and the Sitting Deceased”. (La sepoltura eterna, il trono e i morti seduti). Secondo lo studio, questa modalità relativamente insolita di inumare le persone importanti ha avuto inizio in Tracia, oltre 4.000 anni fa. Nel corso dei secoli, si è estesa verso Ovest a tutta l’ Europa, compresi la Francia e il Belgio, e verso Est fino alla lontana India. Ricordiamo anche la leggenda secondo cui il grande Re dei Balti, Alarico, è stato sepolto in sella al suo cavallo, sotto il letto del fiume Busento, in Calabria.
Gli storici sottolineano anche che il corpo di Carlo Magno avrebbe dovuto essere decomposto, anche se fosse stato imbalsamato. Questa osservazione è valida per il clima di Aachen, ma non per quello della Francia picena, dove è possibile visitare numerosi siti di mummie naturali, per esempio, in Valnerina a Ferentillo, a Urbania ecc.

Ma c’è un problema ancora più spinoso per la storia ufficiale: quella che ci viene presentata come la cappella palatina di Carlo Magno, edificata intorno al 770, è in realtà una cattedrale gotica, le cui caratteristiche sono tipiche delle costruzioni di circa 400 anni dopo.

Foto Aachen
Catedrale di Aachen

Sembra che l’architetto fosse un certo Odone di Metz, ma nessuno sa quando sia nato, né quando sia morto. Peraltro, l’enorme candeliere di bronzo che si trova al centro, dono votivo dell’Imperatore Federico Barbarossa (1122-1190), potrebbe essere una vera e propria firma. Come fa notare lo storico tedesco Heribert Illig, la cupola attuale è molto resistente, rinforzata da cerchi metallici (e quindi più costosa), il che non sarebbe servito a nulla senza il candelabro. Possiamo allora pensare che sia stata costruita per ospitare il pesante candelabro e non viceversa. È assurdo immaginare che la cupola abbia potuto essere costruita per ordine di Carlo Magno intorno all’anno 770 per sostenere unicamente il suo stesso peso, e che poi, circa 400 anni più tardi, si sia ficcato proprio al centro questo enorme candelabro. Senza parlare del problema tecnico del suo fissaggio, la cupola dell’VIII secolo, sarebbe crollata.

Altrettanto assurdo è immaginare che nel 770 Carlo Magno abbia potuto far costruire questa cattedrale “in poco tempo”, come dice Notker. Ma l’informazione fornita da Notker viene confermata dai numerosi autori che descrivono la cappella palatina come finita, per esempio Alcuino (vedi fonti scritte). Si può allora trarre la conclusione che la cappella costruita da Carlo Magno fosse esattamente questo: una semplice cappella.
Per costruire il monumento che vediamo ad Aachen, ci saranno voluti migliaia di uomini al lavoro per molti anni. D’altronde, le costruzioni di cattedrali, quando le si portava a termine, richiedevano secoli. Notre-Dame a Parigi non è mai stata finita. Il duomo di Milano è stato finito nel XIX secolo. Solo per affrescare la volta della cappella Sistina ci sono voluti anni.

Numerosi testi latini evocano la cappella “palatina” di Carlo Magno.
1. È stata costruita prima del 790 (Alcuino di York, Notker Balbulus, Giovanni Carnevale, Jedin).
2. Era stata costruita in un paesaggio coperto di vigneti (Alcuino di York).
3. Aveva una pianta quadrata, con 4 pilastri al centro, che formavano 9 campate (conversazione epistolare tra Alcuino e la Regina Liutgarda attraverso Carlo Magno, Teodolfo).
4. Era costruita su due piani, ma al centro era aperta fino alla cupola o lanterna che si trovava sul tetto.
5. È stata costruita da architetti, muratori e artigiani venuti dal Medio Oriente.
6. Era coperta da un tetto piatto a terrazza, che circondava una cupola o lanterna (Eginardo, Widukind von Corvey, Notker Balbulus).
7. Alla terrazza del tetto piatto si accedeva attraverso due magnifiche torri scalari (Eginardo, Notker, Widukind von Corvey, Marcel Aubert).
8. Attraverso queste scale a chiocciola si accedeva anche a un solium extructum, una sorta di terrazza costruita da Ludovico il Pio addossata alla facciata, su cui l’imperatore saliva per essere acclamato dal popolo (Eginardo, Widukind von Corvey, Annales Quedlimburgenses dell’anno 1000, Wipo, Marcel Aubert).

Bisogna notare che l’oratorio di Germigny-des-Prés, nel Loiret, è stato costruito sul modello della cappella palatina (da Teodolfo), forse dalle stesse maestranze. Ha a sua volta una pianta quadrata con 4 pilastri al centro, che formano 9 campate.

Questa descrizione non corrisponde affatto al duomo di Aachen. Alcuni storici hanno provato a sostenere che questa cattedrale sia stata costruita in due fasi e che la Cappella Palatina di Carlo Magno ne costituisca solo la parte centrale. Ma la pianta è ottagonale con 8 pilastri e il candeliere di Barbarossa pende esattamente al centro.
Ci sono tuttavia alcuni storici dissidenti. Vediamo che cosa dicono tra loro i Professori Heribert Illig, Arnold Nasselrath e Giovanni Carnevale.
Bisogna far notare che gli autori di libri di storia copiano sovente il lavoro e gli errori degli altri (per convincersene, basta studiare le loro bibliografie). Heribert Illig ha condotto invece una ricerca personale e approfondita sulla cattedrale, con un risultato disastroso: ad Aachen non c’è traccia della presenza di Carlo Magno. Il coraggioso Illig ha scritto diversi libri che propongono seriamente la possibilità non tanto che l’Imperatore Carlo Magno vivesse altrove, ma che addirittura non sia mai esistito. Le teorie di Heribert Illig sono un po’ estreme, ma la sua analisi della cattedrale di Aachen nel libro Hat Karl der Grosse je gelebt? (È mai vissuto Carlo Magno?) è in tutti i casi molto dettagliata, pertinente e pure… impertinente. Egli fornisce 24 eccellenti motivi per cui è costretto a ritenere che questa costruzione sia una cattedrale di stile ottoniano e che quindi non sia stata costruita prima del 1050.
I dubbi più recenti sulla data di costruzione della cattedrale di Aachen sono stati prudentemente formulati nel catalogo della mostra su Carlo Magno, allestita in Vaticano nel 2002: Carlo Magno a Roma. Più precisamente, a pagina 103, l’esperto tedesco Arnold Nasselrath scrive:
“Vi sono crescenti dubbi che sia stato proprio Carlo Magno l’ideatore di questa perfetta scenografia (di Aachen). È più probabile che essa sia stata realizzata nel periodo ottoniano e attribuita a Carlo Magno a sostegno del mito creatosi intorno alla sua figura. In tal caso la simbologia scelta appositamente dai successori di Carlo Magno si sarebbe trasformata in interpretazione storica, senza che nessuno se ne accorgesse.”
Giovanni Carnevale fa notare che esiste una stupefacente similitudine tra la cattedrale di Aachen e un edificio più piccolo, che si trova a Ottmarsheim, in Alsazia:
“Si direbbe proprio che Ottmarsheim ne sia il prototipo. Non viceversa, perché in antico i modelli architettonici passavano gradualmente da uno stile all’altro secondo forme collegabili storicamente e la struttura di Aachen presenta l’accentuato verticalismo del Gotico, che Ottmarsheim non ha né potrebbe avere perché la costruzione dell’edificio è iniziata intorno al 1030, quando il Gotico era ancora di là di venire”.
Egli stima che la cattedrale sia stata costruita tutta in una volta e che risalga integralmente all’epoca di Barbarossa.
“Se si prescinde dalla pianta ottagonale, il Sancta Maria di Aachen presenta gli stessi elementi strutturali che caratterizzavano il Sancta Maria carolingio in Val di Chienti: l’atrio antistante la chiesa, il solium davanti al portale d’ingresso, le due torri scalari ai lati della facciata, l’interno contraddistinto dal piano inferiore e dal loggiato superiore, la cupola a coronamento del tutto”.
Di conseguenza, i tre esperti giungono alla medesima conclusione: questa costruzione è in stile ottoniano e/o gotico e la sua costruzione non può avere avuto inizio prima del 1050, dunque circa 250 anni dopo la morte di Carlo Magno.

Oggi i resti del nostro imperatore sono conservati in un bellissimo reliquiario di vermiglio. Tuttavia, bisogna dire che per far entrare un uomo di 1 metro e 92, con tutto il suo armamentario imperiale, dentro quest’urna è stato necessario “ridurlo” non male. La storiografia ufficiale riferisce che il suo corpo è stato trasferito in questo reliquiario da un altro. È possibile, ma quando gli imperatori morivano, non li si metteva direttamente in un reliquiario, per gli evidenti motivi che non sembra necessario ricordare. Il giochino di scatole cinesi non risolve il problema e il ragionamento che facevo per la prima urna vale anche per la seconda. Dovrebbe esserci una tomba vuota da visitare, la tomba ipogea.
Durante la mia visita ad Aachen, ho cercato la tomba di Ottone III, sepolto lui pure ad Aquisgrana nella cappella palatina, davanti all’altare, nell’anno 1002. Secondo la storia ufficiale, le tombe di Carlo Magno e di Ottone III si trovano ad Aachen, sotto il coro. E in effetti c’è una pietra tombale che riporta il nome di Ottone III. Sfortunatamente, si tratta di una lapide ‘posticcia’ perché sotto non c’è nessuno. Sono stati fatti degli scavi archeologici sotto la direzione dell’architetto Andreas Schaub per vedere che cosa c’è sotto il coro e sotto il resto della cattedrale, si sono anche scavati dei tunnel. Risultato: non c’è assolutamente nulla a parte per qualche reperto romano scoperto nel 1755 durante la costruzione della cosiddetta Cappella Ungherese. Nondimeno, gli archeologi hanno ritrovato davanti all’ingresso, sotto il solium, uno spazio vuoto, sufficientemente ampio per ospitare il bellissimo sarcofago romano in marmo bianco del II secolo, su cui è rappresentato il rapimento di Proserpina, dentro il quale sarebbe stato traslato il corpo di Carlo Magno dal Piceno, probabilmente a Colonia prima, quindi ad Aachen, quando la cattedrale era pronta.
Uno strano oggetto, collocato in cima a diversi scalini e illuminato da faretti spot, viene presentato come trono di Carlo Magno. Mi sarei piuttosto aspettata di trovare un trono raffinato, decorato, dorato e lavorato finemente. Ci viene invece mostrato un seggio romano da esterno in marmo bianco, molto semplice, simile a quelli che si potevano trovare nei teatri o anfiteatri, e che sono stati menzionati da Angilberto nella sua descrizione della fondazione della Roma franca. Lo si potrebbe quasi dire un ‘mobile da giardino’ romano.
Ma potrebbe esserci più di un trono: quello che si trovava nella sala del consiglio e quello su cui Carlo è stato sepolto seduto. Potrebbe allora essere autentico quello che viene descritto come ‘il trono di Carlo Magno’ nella Biblioteca Nazionale di Parigi, che vi sarebbe stato portato nel 870 da Carlo il Calvo.

Accanto alla cappella palatina di Carlo Magno, doveva esserci un insieme di palazzi. Se chiedete a una guida dove si trovava il palazzo di Carlo Magno, vi risponderà che i suoi resti sono inglobati nelle fondamenta del Municipio gotico, edificato nel XIV secolo. Questa costruzione si trova dall’altro lato di una lunga piazza, troppo lontano perché la cattedrale potesse essere collegata al palazzo attraverso un corridoio di legno sopraelevato, come doveva essere. Se chiedete dov’era la capitale di Carlo Magno, vi risponderanno sotto la città di Aachen. Ma nel corso dei secoli, quando sono stati scavati fogne, fondi stradali, parcheggi sotterranei, tunnel, questi resti si sarebbero dovuti trovare. Non è stato così.
I poveri tedeschi hanno fatto per anni scavi minuziosi sotto la cattedrale di Aix/Aachen, nei suoi immediati dintorni e sotto la città, senza successo. Non si è trovato nulla che risalisse a prima del XII secolo salvo qualche reperto romano scoperto nel 1755 durante la costruzione della cosiddetta Cappella Ungherese. Scacco totale. Nulla conferma la teoria secondo cui Carlo Magno aveva il suo palazzo, la sua cappella e la sua capitale ad Aachen.
Dunque, alla fine dove sono sepolti Carlo Magno e Ottone III? E dove si trova la prima cappella, quella fatta costruire da Pipino il Breve? Non è mai stata trovata. Così pure non sono stati identificati i campi militari dei Franchi, il Campo di Maggio e il Campo permanente chiamato in latino Campus Longus… salvo, certamente, nelle Marche

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